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Il plagio: pubblicità che copiano pubblicità

Come in tutti i campi creativi anche la pubblicità ha i suoi casi di plagio, venendo meno all'importanza della creatività in questo ambito. Spesso, infatti, in modo più o meno evidente, campagne pubblicitarie utilizzano gli stessi spunti creativi o snodi narrativi per promuovere prodotti diversi. Ciò però è un pericolo sia per la riconoscibilità del prodotto che per l'originalità della pubblicità. Leggi il resto di questo articolo »

La pubblicità Ikea fra ironia e controversie

Ikea è una realtà mondiale che si è imposta per i suoi prodotto competitivi ma anche per un modo di comunicare estremamente innovativo. Le sue campagne pubblicitarie sono spesso anticonvenzionali, originali e divertenti, concentrandosi sulle particolarità culturali di ogni Paese e sottolineando i cambiamenti sociali in corso. Leggi il resto di questo articolo »

L’importanza del claim

Poche persone ammettono di essere influenzate da uno spazio pubblicitario; o meglio poche persone sono totalmente consce di essere influenzate da quegli spazi. In realtà tutti gli elementi che compongono una pubblicità contribuiscono a creare un effetto sul destinatario. Oltre alla parte visuale o estetica, di grande importanza è anche la parte testuale, ovvero le parole usate per veicolare il messaggio pubblicitario. A differenza del payoff, che è una frase costantemente associata a un determinato brand in quanto ne sintetizza i valori e la filosofia, molto rilevante e distintivo è, in ciascuna campagna, il claim.

Il claim, chiamato anche headline o slogan, è la frase utilizzata per sottolineare la peculiarità di un prodotto o di un servizio, per descrivere la sua superiorità rispetto alla concorrenza o per ribadire un’occasione di particolare vantaggiosità legata all’ acquisto. Il suo senso è totalmente riscontrabile nei significati del verbo inglese da cui deriva, “to claim”, che vuol dire appunto affermare, dichiarare, rivendicare. Il claim deve essere appunto un’affermazione efficace e decisiva che sintetizza il messaggio pubblicitario con forza ed incisività, comunicando un’idea essenziale che sarà poi articolata nelle altre parti testuali più lunghe.

In altre parole il claim è la principale promessa fatta ai consumatori dall’azienda che propone la pubblicità. Si tratta dunque di affermazioni a scopo propagandistico, autoreferenziali e volutamente eccessive che servono a imprimere nella mente degli utenti idee di primato, eccellenza, vantaggio. In realtà in alcuni ambiti, come quello sanitario, alimentare o finanziario, bisogna fare attenzione alla costruzione dei claim proprio perché essi non posso riportare informazioni mendaci: capita spesso quindi che a claim altisonanti vadano affiancati degli asterischi che, in carattere piccolo e in basso, specificano le effettive condizioni del prodotto >>>

(Via Del Monte & partner)

Quando la pubblicità è controversa

Le pubblicità migliori sono quelle che catturano l’attenzione del pubblico e aiutano a costruire un’immagine positiva e definita del brand, contribuendo alla migliore comprensione possibile del messaggio che si vuole veicolare. Per fare ciò molto spesso bisogna ricorrere a idee innovative e controcorrente. A volte troppo controcorrente, però, con il risultato di creare casi di pubblicità controversa: il rischio di produrre campagne eccessivamente fuori dal comune è quello di suscitare un tipo negativo di attenzione, causando così controversie e polemiche che distolgono in toto il focus dal prodotto commercializzato per concentrarsi solo sulla pubblicità in sé e i suoi problemi. Il fatto è anche che uno spot o un’inserzione devono sì tener conto del target a cui si rivolgono, ma finiscono con l’essere visti e interpretati da un pubblico più ampio, spesso con sensibilità e criticità differenti fra loro, a volta inconciliabili.

Nella storia della pubblicità i casi di pubblicità discutibili sono numerosissimi. Molto recente è quello della Hyundai che, per lanciare il crossover ix35, nel suo ultimo spot ha descritto con grande realismo il tentativo di suicidio da parte di uomo, il quale, dopo essersi chiuso in garage e aver attaccato un tubo allo scarico, fallisce nel suo obiettivo di intossicarsi in quanto l’auto produce vapore acqueo e non gas di scarico nocivi. Associazioni e anche semplici consumatori si sono indignati per la strumentalizzazione di una tematica così delicata e la stessa casa automobilistica si è vista costretta a ritirare la campagna e a riconoscere che essa non rappresentava i valori dell’azienda.

Quando ci si muove nel campo dell’etica e della morale, anche le armi dell’ironia possono risultare provocatorie ma nient’affatto divertenti: il pensiero va a una campagna della catena di fast food Burger King che pubblicizzava un suo nuovo panino di lunghezza extra, accostandolo nell’immagine alla bocca spalancata di una ragazza dalle fattezze di una bambola gonfiabile; l’indignazione del pubblico sottolineava l’esplicito riferimento sessuale (aggravato dal claim “It’ll blow your mind”) e dall’ennesima rappresentazione mercificata della donna >>>

(Via Del Monte & partner)

I colori in pubblicità

La pubblicità è un messaggio complesso e fra i suoi vari fattori il colore è fondamentale per esprimere intuitivamente e velocemente sensazioni e valori. Ogni tono cromatico è associato a determinati intenti comunicativi oltre che a precise categorie di prodotto. Scegliere i colori con cautela significa anche aumentare l’efficacia del messaggio. Leggi il resto di questo articolo »