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Conclusioni

L’indagine OPCC Unicom sul futuro della comunicazione non tradisce le attese! Anche questa volta i risultati dell’indagine e i commenti di Comitato Scientifico e Tutor ci riservano una messe di spunti e riflessioni di grande interesse per la nostra professione.

Ma come intrepretare correttamente i risultati di questa indagine? Mai come questa volta infatti sorge il dubbio che le risposte pervenute dal pubblico e dalle agenzie siano viziate dal grosso equivoco di fondo generato dalla diversa fruizione e percezione dei mezzi di informazione. Non stupisce infatti che le agenzie accedano alle fonti di informazione in misura molto maggiore. Sarebbe molto preoccupante se le agenzie ignorassero determinati mezzi o canali o non credessero nell’efficacia di ciò che stanno utilizzando.

Che si debba tener conto di queste differenze e di questi rumori di fondo, nella professione di comunicatori, è scontato.

Meno scontato invece è come interpretare il senso di alcune risposte apparentemente sorprendenti.

Come ricorda Massimo Giordani, talvolta forse occorre ripartire dall’inizio e ripensare al significato stesso delle parole, che in un periodo di rapidissimi cambiamenti finiscono per acquistare un’accezione completamente nuova e diversa, come nel caso della “televisione”, oggi sempre più smart, in tutti i sensi.

O anche indagare più a fondo alcuni fenomeni come quello dell’ircocervo rappresentato dai concetti di informazione e narrativa, che specie in epoca di fake news, finiscono per fondersi e confondersi. Siamo così sicuri che nella percezione del pubblico la fame di informative basate sui fatti non sottintenda il desiderio di sentirsi dire ciò che si vorrebbe, e cioè di narrativa? E siamo così sicuri che le agenzie vogliano veramente sacrificare sostanza e concretezza della comunicazione e non vedano narrativa ed emozioni come escamotage per veicolare informazioni basate sui fatti?

Si tratta insomma di confrontarsi con un mondo in continua evoluzione, tecnologica e sociale, con estrema professionalità e, perché no, rigore scientifico, ma senza sacrificare creatività e curiosità per quanto sta accadendo.

In fin dei conti è proprio questo il bello della nostra professione … e il senso del nostro Osservatorio!

Andrea Lupo 
Comitato di coordinamento OPCC – Zelian

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