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Il futuro riserva sempre grandi sorprese

Quando si parla di “futuro” si rischia sempre di rimanere focalizzati su ciò che l’attualità ci propone, riducendo la nostra capacità di immaginare davvero ciò che, verosimilmente, potrebbe accadere.

Si prenda, per esempio, il dato emerso sulla televisione: il 48% degli italiani e il 42% delle agenzie ritiene che esisterà per sempre mentre il 14% degli italiani e il 29% delle agenzie pensa che entro i prossimi 30 anni sparirà. Cosa ci dicono questi dati? Com’è possibile che ci sia una percezione così diversa sul futuro della televisione? Ancora, cosa significa, realmente, “televisione”?

Partendo dall’ultima domanda, prima dell’era digitale, la risposta sarebbe stata molto semplice ed è quella che troviamo su Wikipedia: “(…) è un servizio di diffusione corrente di contenuti audiovideo, tipicamente sotto forma di programmi televisivi diffusi da emittenti televisive, fruibili in diretta, in differita o con un breve ritardo, a utenti situati in aree geografiche servite da apposite reti di telecomunicazione (telediffusione) e dotati di specifici apparecchi elettronici detti televisori, o di altri impianti di telecomunicazioni per la ricezione del segnale.”.

Oggi, quando guardiamo Rai Play su un tablet o sullo smartphone, oppure, quando ci appassioniamo a una serie Netflix che apprezziamo nella sua qualità 4K su un megaschermo da 50 o più pollici, stiamo guardando la “televisione”? Evidentemente, la definizione di questa parola deve essere aggiornata così come la percezione che ne hanno gli utenti. La rapidità del cambiamento indotto dall’innovazione tecnologica ci sta portando verso una costante trasformazione degli strumenti di comunicazione che, probabilmente, accelererà ancor più nei prossimi anni.

Come si potrà definire uno schermo collocato in uno spazio pubblico che visualizzerà le notizie  che interessano a uno specifico passante perché lo ha identificato grazie al riconoscimento facciale o tramite un dispositivo indossabile? Oppure, in che categoria rientrerà un sistema informativo in realtà aumentata i cui contenuti sono contestualizzati dinamicamente in funzione degli spostamenti o dell’umore del fruitore? Esempi di questo tipo se ne possono fare molti e sono solo tra quelli che, con le tecnologie attuali, possiamo immaginare. La realtà è che il futuro, anche molto vicino a noi, ci proporrà tecnologie che oggi non riusciamo nemmeno a pensare.

Il 6 agosto 1991, quando Tim Berners-Lee pubblicò la prima pagina Web, chi avrebbe potuto anche solo ipotizzare che il World Wide Web avrebbe dominato il sistema di comunicazione mondiale di lì a pochi anni?

Le sorprese che riserva il futuro vanno quasi sempre oltre le capacità dell’immaginazione umana. Il grande sforzo che devono imporsi i professionisti della comunicazione è di far tesoro dei dati che emergono da ricerche come quella condotta per Unicom per essere consapevoli del sentire comune e utilizzarlo nell’attività professionale, ben sapendo che la rapidità del cambiamento impone un’attenzione costante.

Massimo Giordani
Membro del Comitato Scientifico OPCC e responsabile per il settore new media e social networking – Time & Mind

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