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L’evoluzione del consumo di video online: i numeri e i trend

Marketer, uffici stampa, giornalisti, utenti della rete e comunicatori di qualunque tipo: ci sono proprio tutti in quella che, ormai da tempo, viene considerata come una vera e propria rivoluzione a base di video, siano essi prodotti o consumati, nel mare magnum della rete.

Marketer, uffici stampa, giornalisti, utenti della rete e comunicatori di qualunque tipo: ci sono proprio tutti in quella che, ormai da tempo, viene considerata come una vera e propria rivoluzione a base di video, siano essi prodotti o consumati, nel mare magnum della rete.

A dirlo sono i dati che, da più fonti in tutto il mondo, raccontano una vera e propria escalation, iniziata qualche anno fa e in continua crescita, non solo per il 2018 ma anche per il futuro più prossimo.

Qualche esempio? Secondo la quarta indagine annuale sullo stato del video marketing, State of Video Marketing Survey, condotta da HubSpot per Wyzowl, su 570 tra professionisti e consumatori l’81% dei primi utilizza il video come strumento di marketing. Non solo. Il 99% dei marketer che usavano questo strumento nel 2017 dice che continuerà a farlo anche nel 2018, mentre il 65% di quelli che lo scorso anno non hanno prodotto video sostengono che, con ogni probabilità, lo faranno durante l’anno in corso. Una dimostrazione, insomma, di come il 2018 sia destinato ad essere un’altra grande annata per i video, sia quelli prodotti dai marketer sia quelli fruiti dai consumatori.

Già, i consumatori. Ma cosa ne pensano loro? E quanto utilizzano i video in rete? Secondo un sondaggio tenuto da Event Report il 96% di essi “li considera utili per prendere decisioni d’acquisto, il 73% è più propenso ad acquistare qualcosa dopo averne visto uno e il 71% grazie ai video si fa un’opinione positiva del prodotto, servizio o azienda”. E, sempre secondo HubSpot, un sondaggio condotto nel 2017 su 3mila consumatori tra Germania, Stati Uniti, Colombia e Messico rivela che questi sono più propensi a prestare attenzione ai contenuti video, seguiti da news e articoli multimediali di approfondimento.

Insomma, pare proprio che i video siano diventati la nuova frontiera del content marketing, affiancando (e, in taluni casi, anche soppiantando) i “vecchi” testi scritti: HubSpot stessa ci dice che il video ha superato il blog come asset di social media marketing. Il motivo di tanto successo è molto semplice: tale tecnica di marketing è infatti uno strumento efficace per raccontare una storia (per lo più aziendale) con l’obiettivo di rimanere impressi nella memoria dei fruitori, coltivare relazioni e fare rete, instaurare rapporti di fiducia, creare emozione nel pubblico e consolidare, infine, la brand reputation. Non è un caso che lo storytelling (traducibile come “l’arte del raccontare”) sia un’ottima strada verso il successo.

Eppure, è bene non fare di tutta l’erba un fascio: non tutti i video sono adatti per essere inseriti in ogni fase del funnel di vendita! A ciascuno step, infatti, corrispondono uno o più contenuti “tagliati” ad hoc. Ma come si fa ad abbinare i due parametri? Facciamo una breve distinzione.

Fase 1: attrazione di utenti al sito
In questa fase è bene inserire video finalizzati a interessare e attrarre gli utenti: tra questi ricordiamo i video educativi e di intrattenimento, gli how-to video e i girati degli influencer. Questi ultimi, in particolar modo, si configurano come contenuti autentici che, quindi, creano fiducia e senso di vicinanza nell’utente che ne fruisce.

Fase 2: creazione di engagement tra utenti e brand
Allo scopo di creare interazione tra gli utenti e l’azienda, i video più consigliati in questa fase sono quelli che legano il brand o i suoi prodotti a eventi di cronaca. Questo consente di fornire un contenuto utile al lettore senza “farsi pubblicità”. Tali video, infine, sono facilmente divulgabili tanto sul blog aziendale quanto sui social network.

Fase 3: generazione di fiducia verso il brand
Un ottimo modo per convincere definitivamente gli utenti della bontà del servizio o del prodotto offerto è quello di fornire loro video che, anche attraverso l’uso delle testimonianze, facciano propendere i possibili clienti per il brand che sentono loro più vicino. A questo scopo, è possibile fornire video che raccontino case study o che siano narrati da testimonial, contenuti che illustrano gli ultimi aggiornamenti ma anche del tipo “tips and tricks”, se non addirittura con la risposta alle FAQ.

Fase 4: mantenimento e fidelizzazione dei clienti
In questo caso la parola d’ordine è “personalizzazione”, obiettivo che si può raggiungere proponendo tutorial di prodotto (magari dopo l’acquisto sull’ecommerce) e thank you video da inviare dopo che l’utente compie un’azione sul sito.

E per il futuro? Partiamo dal presupposto che, secondo il sopracitato sondaggio condotto nel 2017 da HubSpot su 3mila consumatori, questi non solo prestano maggiore attenzione ai contenuti video, ma vogliono vederne sempre di più.

Secondo la 10° edizione dello studio annuale Cisco Visual Networking Index (VNI) Forecast, entro il 2019 il video su IP (Internet Protocol) rappresenterà l’80% del traffico IP globale, in crescita rispetto al 67% del 2014. Come riporta l’azienda, infatti, “L’evoluzione dei servizi video avanzati (come ad esempio l’UHD, lo spherical video e il video a 360 gradi) e le applicazioni video M2M creeranno una necessità di maggiore ampiezza di banda e scalabilità da parte dei service provider”.

A questo scopo, i trend da seguire sono molti: come sempre, è bene proporre prodotti di qualità, ottimizzati cioè attraverso l’uso di appositi tool per il video editing, e personalizzati, proprio come abbiamo evidenziato per i video della fase Delight. Oltre a questo, è buona cosa tenere sott’occhio la tecnologia della realtà aumentata e i già rodati live streaming e video a 360 gradi, entrambi realizzabili tramite gli appositi tool messi a disposizione anche da Facebook. Infine, un consiglio che viene da più parti è quello di inserire la trascrizione testuale dei video: si tratta infatti di una strategia che va a beneficio della SEO grazie soprattutto all’utilizzo delle keyword all’interno del testo di transcript.

Luciano Tolomei ,Tutor OPCC Unicom del Settore inbound marketing, in collaborazione con Clara Amodeo

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