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Per una comunicazione responsabile, comprensibile e condivisa

Spunti e visioni da un evento che ha evidenziato quanto la cooperazione crei opportunità di crescita e lavoro per tutti gli attori della comunicazione sociale.

Spunti e visioni da un evento che ha evidenziato quanto la cooperazione crei opportunità di crescita e lavoro per tutti gli attori della comunicazione sociale.

A gennaio si è svolta a Roma [CO]OPERA, la Conferenza nazionale della cooperazione allo sviluppo, la due giorni organizzata dalla Farnesina e dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) e fortemente sostenuta dall’ex Viceministro Mario Giro. Un evento con un programma fitto di incontri, confronti, idee con esperti dal campo, imprese, testimonial e ospiti del mondo della cultura. Partiamo da questo meeting  prendendolo come spunto per approfondire lo stato dell’arte e le possibili evoluzioni della comunicazione sociale.

Nel riconoscere gli sforzi fatti per portare nuovamente la cooperazione allo sviluppo, al centro dell’agenda politica, più di 3000 partecipanti (tra volontari, associazioni, professori, cooperanti, esperti) si sono incontrati per discutere del futuro della cooperazione internazionale e di come renderla più efficace.

In questo evento AOI,l’Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale, ha svolto un ruolo significativo occupandosi, tra le altre cose, del coordinamento del Gruppo di lavoro sulla Comunicazione (moderato da Angela Caponnetto – RaiNews24) e portando in tale gruppo la propria testimonianza relativa al tema dell’etica della comunicazione. Sin dalla sua ricostituzione nel 2013, infatti, l’AOI ha messo al centro delle sue attività la comunicazione sociale, prevedendo nell’Esecutivo dell’associazione una delega in tal senso. I principali risultati dell’attenzione e dell’impegno profusi su questo tema sono il Tavolo sull’utilizzo delle immagini nelle campagne di raccolta fondi e di comunicazione sociale, costituito da lì a poco con Link2007, ASSIF e altre associazioni di categoria del mondo della comunicazione e del fundraising ad iniziare da UNICOM, AIAP, EU Consult Italia, Istituto Italiano della Donazione, e l’adesione di AOI e Link 2007 all’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (le prime due realtà non profit a farlo).

Tutto ciò è avvenuto perché è sempre più forte la convinzione che la comunicazione sia un tema assolutamente centrale per la credibilità delle organizzazioni della società civile nei confronti dei soci, dei partner e dei donors, e che sia anche un fattore determinante per la costruzione e il consolidamento della reputazione delle organizzazioni. Solo una comunicazione “onesta, veritiera e corretta” (per citare il Codice di autodisciplina) può contribuire a costruire un rapporto di fiducia tra organizzazioni e stakeholder, e mantenerlo nel tempo.
Credo che possiamo senz’altro affermare che non c’è comunicazione sociale senza etica.

Per costruire e mantenere nel tempo questo rapporto di fiducia con i cittadini occorre però che le ONG, e le organizzazioni non profit tutte, assumano, ciascuna al proprio interno, e possibilmente come reti, un’efficace politica di comunicazione. Politica, questa, che è anche l’unica possibile prevenzione all’insorgere di crisi mediatiche nella vita di un’organizzazione ed è sicuramente il miglior modo possibile per fronteggiarle.
Per fare ciò le organizzazioni devono promuovere una comunicazione che sia responsabile, etica appunto, comprensibile e condivisa.

Responsabile: una comunicazione etica, che eviti stereotipi e semplificazioni e che metta al centro la dignità della persona. Una comunicazione trasparente, che “dia conto” (accountability) ai propri stakeholder. Una comunicazione onesta e corretta come elemento principale per la costruzione e il consolidamento della reputazione di un’organizzazione e del rapporto di fiducia che deve esistere tra questa e i cittadini.

Comprensibile, nel senso di una comunicazione “che si può comprendere, capire”; che sappia spiegare bene le proprie ragioni e punti di vista. Comprensibile come intelligibile, “che può essere chiaramente intesa”.
La responsabilità di una comunicazione efficace è in capo a chi la promuove; per essere compresi, pertanto, dobbiamo essere noi a porre le condizioni affinché ciò avvenga. Dobbiamo trasformare “la gente non ci capisce” in “forse non ci siamo spiegati bene”.
Ma la semplicità (non la semplificazione) è un punto di arrivo che si raggiunge solo con la dovuta preparazione. Un motivo in più per affrontare questo percorso quanto prima.

Condivisa, nel senso di “fare insieme”, di condivisioni di esperienze. Una comunicazione che sia frutto di contaminazioni, di percorsi, prassi e saperi condivisi, perché la comunicazione non è un lavoro per solitari. Una condivisione che va sviluppata ancora di più tra le stesse organizzazioni della società civile, e promossa con determinazione tra queste e le Istituzioni, tra tutto il sistema della cooperazione italiana e il mondo dei media, della comunicazione e della raccolta fondi.

Questo è, in modo più articolato, il messaggio che AOI ha voluto portare al Gruppo di lavoro sulla comunicazione di [CO]OPERA.
Un momento interessante sia per l’eccezionale partecipazione dei responsabili della comunicazione di numerose organizzazioni, uffici stampa, giornalisti e altre persone del settore, che per la serie di contributi da parte dei relatori intervenuti.

E il motivo di particolare soddisfazione a conclusione di questo evento, è che nel Manifesto conclusivo della Conferenza si legge che “per contrastare questo clima di sfiducia, dobbiamo spiegare meglio, far comprendere meglio cosa facciamo, cambiare il nostro modo di raccontare al Paese come la cooperazione dell’Italia cambia la vita delle persone”. E, poche righe più in là, che “Abbiamo il dovere di essere trasparenti”.
Raccontare bene l’utilità delle diverse attività di cooperazione allo sviluppo, il valore del volontariato, l’esperienza del servizio civile, ma spiegare bene anche il ruolo, la mission delle organizzazioni, la loro visione, il loro pensiero sui temi più caldi.

Con il messaggio di una comunicazione comprensibile, responsabile e condivisa sarà riconvocato  a breve il Tavolo, che vede anche UNICOM presente dall’inizio, per formulare e proporre  un serrato programma di iniziative. A partire dall’individuare e riconoscere il Tavolo stesso come uno spazio dedicato alla comunicazione responsabile.

Nino Santomartino
Membro del Comitato Scientifico OPCC Unicom e Responsabile per la Comunicazione Sociale e la RSI di AOI

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