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Anche il futuro dei social media passa attraverso la decentralizzazione

Tra ipercentralizzazione e decentralizzazione si gioca la partita per una nuova era del Word Wide Web. Tim Berners Lee, in alcuni articoli pubblicati su The Guardian si è detto preoccupato di come si sta sviluppando la rete.
Fake news, interferenze nelle vicende politiche di alcuni paesi, furti d’identità, sono fatti che accadono con frequenza allarmante, sviluppatisi in parallelo ai grandi attori del web, social media in primis, che gestiscono i dati di centinaia di milioni di utenti (in alcuni casi di miliardi).

Tra ipercentralizzazione e decentralizzazione si gioca la partita per una nuova era del Word Wide Web

Tim Berners Lee, in alcuni articoli pubblicati su The Guardian si è detto preoccupato di come si sta sviluppando la rete. Fake news, interferenze nelle vicende politiche di alcuni paesi, furti d’identità, sono fatti che accadono con frequenza allarmante, sviluppatisi in parallelo ai grandi attori del web, social media in primis, che gestiscono i dati di centinaia di milioni di utenti (in alcuni casi di miliardi).
Si tratta di una concentrazione di potere che nessuno stato ha mai avuto. Conoscere a fondo comportamenti, preferenze e relazioni sociali degli utenti significa avere a disposizione la base dati sulla quale applicare le più sofisticate tecniche di analisi per arrivare a capire come indirizzare i comportamenti del pubblico.
Si tratta di una situazione che pone molti interrogativi sul ruolo della rete nei prossimi anni.
La centralizzazione che caratterizza le grandi piattaforme social e, in generale, le aziende che sono capaci di coinvolgere con i loro servizi milioni di persone, sembra un fenomeno inevitabile. In fondo, tutta la storia della società umana si è basata su questo principio. Le strutture gerarchiche che da sempre governano la società sono, per loro natura, centralizzate.
La tecnologia della rete Internet nacque su un principio diverso per motivi di sicurezza militare. La decentralizzazione delle comunicazioni, resa possibile dagli sviluppi dell’elettronica, era l’unico modo per dare alle forze armate buone possibilità di coordinamento anche in caso di attacco nucleare ai centri di controllo principali. A partire dal 1969, anno del primo messaggio inviato attraverso quella che allora si chiamava Arpanet, la rete si sviluppò via via più velocemente dimostrando concretamente alcune delle caratteristiche chiave dei sistemi decentralizzati: scalabilità, evolutività, stabilità.
Poi, dalla fine degli anni ’90, si svilupparono quei colossi che, con la loro capacità di servire quantità prima impensabili di utenti, oggi rappresentano, di fatto, la massima espressione dei sistemi centralizzati. Il Web è decentralizzato come infrastruttura tecnologica ma non nella gestione dei dati.
Albert-László Barabási, nel suo libro, Lampi – La trama nascosta che guida la nostra vita, già nel 2010 spiegava come la tracciabilità delle nostre azioni consenta di arrivare a produrre modelli comportamentali predittivi. Esattamente ciò che avviene con la pubblicità on-line ma anche, potenzialmente e in modo più subdolo, con ogni genere di contenuto: articoli, post, tweet.
Cosa succederà se questo processo di iperconcentrazione dei dati proseguirà ai ritmi attuali, anche considerando che l’intelligenza artificiale offrirà livelli sempre più sofisticati di elaborazione? Possiamo pensare a un World Wide Web diverso?
La risposta è sì, la tecnologia blockchain può essere il motore di una nuova modalità di gestione dei dati, trasparente, sicura e rispettosa della privacy.

Una nuova generazione di social media
Che la blockchain sia applicabile praticamente in ogni settore è ormai chiaro. Non fa eccezione, ovviamente, il mondo dei social media che, per quanto non abbia ancora scatenato un interesse paragonabile a quello suscitato dalle criptovalute, è sicuramente tra gli ambiti applicativi più promettenti.
Ecco le ragioni principali per cui abbiamo bisogno di un cambiamento radicale nell’approccio ai social media, diverso da quello che ha portato a situazioni in stile Cambridge Analytica:
– una struttura decentralizzata assicura maggior sicurezza e privacy;
– la blockchain elimina ogni censura e salvaguarda la libertà d’espressione attraverso l’anonimizzazione dei metadati dell’utente;
– nella blockchain gli utenti non sono il prodotto perché i loro dati non sono raccolti da nessuno;
– senza un server centrale gli utenti hanno un maggior controllo sui loro contenuti;
– grazie ai token [1] blockchain e agli smart contract [2] le transazioni sono fluide ed efficienti;
– i network decentralizzati senza sistemi di pagamento esterni consentono meccanismi di crowdfunding molto più semplici.

Siamo in una fase storica dove le applicazioni blockchain stanno crescendo ogni giorno a ritmo sostenuto, lasciando intravedere un futuro dove i colossi centralizzati lasceranno il posto a sistemi decentralizzati, così come le carrozze furono sostituite dalle automobili.

Già oggi è possibile utilizzare piattaforme social decentralizzate, eccone alcuni esempi:

Akasha (www.akasha.world) – È una piattaforma dove è possibile condividere contenuti e guadagnare grazie all’apprezzamento espresso dagli altri utenti. Basata su Ethereum, si propone la massima libertà d’espressione insieme a creatività e privacy.

Kin (www.kik.com/kin/) – È la criptovaluta introdotta dal team che ha creato Kik (una piattaforma simile a Whatsapp). L’obiettivo è di offrire agli utenti di Kik la possibilità di guadagnare e spendere Kin all’interno della comunità per creare un ecosistema decentralizzato di servizi digitali per la vita quotidiana.

Indorse (www.indorse.io) – È la versione basata su Ethereum di LinkedIn. Promuove una economia delle competenze fondata sulla propria criptovaluta, Indorse Token.

Leeroy (leeroy.io) – È un clone di Twitter basato su Ethereum. Anche se complesso da utilizzare, rappresenta un modello di come potranno diventare in futuro i social media: uno strumento di utilità pubblica.

Nexus (www.nexusearth.com) – È un social media dove gli utenti possono fare affari e scambiare valore attraverso smart contract. La criptovaluta di Nexus, Social, può essere utilizzata per acquistare sul marketplace, oppure per effettuare donazioni o finanziare campagne di crowdfunding.

onG.social (www.ong.social) – È un social media che si basa su due blockchain, Ethereum e Wave, per garantire massima stabilità e sicurezza. Anche onG.social ripaga i suoi utenti attraverso la propria criptovaluta. È uno dei pochi progetti blockchain sostenuti da IBM.

Steemit (www.steemit.com) – È una specie di Reddit dove gli utenti possono guadagnare attraverso la pubblicazione di contenuti. La piattaforma ha già centinaia di migliaia di utenti che vengono ripagati per i loro contributi con la criptovaluta Steem.

Synereo (www.synereo.com) – Con la sua criptovaluta nativa, AMP,  Synereo propone una soluzione dedicata all’economia dell’attenzione, permettendo la monetizzazione di contenuti originali pubblicati ovunque in rete.

Siamo all’alba di una nuova fase del Web, il successo delle piattaforme decentralizzate dipende essenzialmente da noi utenti. Se capiremo l’importanza e il valore dei nostri dati, avremo un buon motivo per abbandonare le soluzioni del passato e abbracciare le proposte che la decentralizzazione ci offrirà con sempre maggior forza, non solo in ambito social.

Massimo Giordani
Membro del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Permanente sui Cambiamenti della Comunicazione – OPCC di Unicom per il settore new media e social networking

 

[1] https://blockchainhub.net/tokens/

[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Smart_contract

 

 

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