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Vivere e comunicare la responsabilità sociale d’impresa nella complicata era dell’iperconnessione

Sfiducia. È il primo concetto che viene in mente analizzando i dati emersi dalle indagini di Unicom ed Emg Acqua sulla responsabilità sociale d’impresa; ma anche l’ultimo che, in realtà, si dovrebbe associare ad un aspetto tanto importante quanto trascurato dal mondo imprenditoriale odierno. A questo si aggiunga la scarsa conoscenza dell’argomento, molto più ampio di quanto non si possa spiegare in poche parole, del quale ha sentito parlare solo il 12,4% degli italiani (soprattutto tramite programmi televisivi e internet).

Sfiducia. È il primo concetto che viene in mente analizzando i dati emersi dalle indagini di Unicom ed Emg Acqua sulla responsabilità sociale d’impresa; ma anche l’ultimo che, in realtà, si dovrebbe associare ad un aspetto tanto importante quanto trascurato dal mondo imprenditoriale odierno. A questo si aggiunga la scarsa conoscenza dell’argomento, molto più ampio di quanto non si possa spiegare in poche parole, del quale ha sentito parlare solo il 12,4% degli italiani (soprattutto tramite programmi televisivi e internet).

Pensare che i consumatori partano da un inviolabile assioma di falsità ogni volta che hanno a che fare con campagne di comunicazione incentrate sui temi della CSR (Corporate social responsibility), deve far riflettere tutti coloro che operano nel mondo delle piccole e grandi aziende ma, ancor prima, i comunicatori.

Il consumer del terzo millennio è diffidente e proprio per questo più incline all’approfondimento, allo studio del prodotto e del marchio, alla ricerca del confronto con persone a lui vicine o perfino con sconosciuti internauti che ne abbiano già fatto esperienza. In un simile contesto si amplificano le potenzialità di una vision aziendale eticamente corretta e realmente sensibile verso uno sviluppo armonioso della società e dell’ambiente.

Eppure, appena il 2,2% degli intervistati ha interagito recentemente con qualche azienda per richiedere informazioni sull’impatto di un prodotto o servizio. Perché è la degenerazione del marketing, a volte non conforme alla deontologia che dovrebbe regolamentarne il funzionamento, il primo responsabile di questo imperdonabile scollamento tra impresa e acquirente, tra difesa della verità e manipolazione forzata delle informazioni.

Il mercato si sta dirigendo verso una dimensione più “umana” ed educata al rispetto, ma deve farlo con convinzione e al di là di mode passeggere. Le agenzie di comunicazione, dal canto loro, tornino a dare primaria importanza all’autenticità di un messaggio sempre aderente alla realtà.

Solo così ciascuno farà la propria parte sullo scacchiere di un’economia che ha fatto della responsabilità sociale d’impresa il suo vero core business.

Francesco Mazzo
Tutor del settore social media, mobile, Consigliere Unicom e CEO Bamakò

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