Comunicazione politica: i risultati in pillole

Un’Italia disgustata e sempre più lontana dalle vicende politiche. Così ci descrive il Belpaese l’indagine da noi svolta, rivolgendo le interviste a un campione molto ampio di cittadini adulti (oltre 1.500) e – parallelamente – ad un numero significativo di agenzie di comunicazione.
I nostri concittadini si dichiarano in maggioranza disinteressati (32,3%), se non addirittura disgustati dalla politica (21,5%), relegando ad un contenuto 13,9% la porzione di coloro che si sentono concretamente impegnati (1,0%) o comunque propensi a seguire regolarmente i fatti della res publica (12,9%). Questo tipo di atteggiamento si riverbera nell’auto-collocazione dei rispondenti, rispetto alla quale si assiste ad un progressivo passaggio degli italiani dalle radicate categorie del vecchio millennio (destra, centro, sinistra) ad un posizionamento vieppiù non ideologizzato sull’alta torre dei «non collocati» (50%!).
L’evidente distonia e il conseguente distacco si trasformano in un processo piuttosto superficiale di acquisizione delle informazioni, che vede soprattutto nelle notizie poco approfondite dei telegiornali il cardine informativo, facendo persino registrare un 23,8% di individui che non si informano mai (praticamente un elettore su quattro non sa nulla, con delle punte del 40% tra i giovani!). La democrazia del voto oggi si poserebbe quindi su basi comunicazionali assai fragili, derubricando i quotidiani tradizionali a meri comprimari dell’informazione(12,1%). I dati non sorprendono affatto qualora si consideri che la fiducia nei politici in generale non raggiunge il 10% ed anche la credibilità dei politici sui quali verrà indirizzato il voto è mediamente sotto il 30%. Se a questo si associa la scarsa affidabilità percepita dei giornalisti (22,8%), si comprende non solo la siderale distanza del mondo della politica e dei media dei cittadini, ma anche il motivo per cui sui mezzi di informazione si va alla ricerca soprattutto del commento tecnico di esperti (54,4%), mentre il racconto delle vicende politiche (25,8%) o il commento dei giornalisti (14,6%) o dei politici (5,2%) è dichiarato molto meno interessante.
Non si vedono allo stato attuale nemmeno buone notizie per la comunicazione sul web: se i giornali on line costituiscono una preziosa fonte di informazione per un residuale 7,2% del campione, né i siti internet (8,2%) né i social network (7,4%) avrebbero ancora «sfondato», lasciando comunque a Facebook (71,2%) il primato di source preferenziale nello sterminato universo della rete. D’altro canto la comunicazione politica sul web è «superflua, poco utile» per il 31,3% degli interpellati e, in alcuni casi, si presenta «fastidiosa» (17,6%). Al limite la si può considerare una «integrazione dell’informazione tradizionale» (43,2%). Solo un 8% circa di «pionieri» la giudica veramente utile.
Ma anche il futuro sarà il medesimo per la comunicazione politica sul web? Quasi un 40% del campione esita ad esprimersi. Tra i rimanenti, i rispondenti si dividono tra chi pensa che internet nei prossimi 5 anni continuerà ad incidere meno di tv e piazze (16,8%) o non conterà molto (7,9%) ed una maggioranza relativa (36,6%) che ritiene che internet diventerà più rilevante della televisione (25,6%) o, addirittura, farà sparire la politica da tv e dai comizi (11%). Proprio questa leggera predominanza fa filtrare un raggio di ottimismo per il futuro della comunicazione politica sulla rete.
Le agenzie si presentano, come era lecito attendersi, in modo completamente differente rispetto alla popolazione.
I peculiari connotati che contraddistinguono la professione del comunicatore ed il più alto livello di scolarizzazione dei rispondenti (quasi tutti titolari delle agenzie interpellate) disegnano un mondo della comunicazione assai più interessato ai fatti della politica (marginale la quota dei «rejectors»: 19,2%), maggiormente ideologizzato (poco più del 30% i «non collocati», con una sostanziale equi-distribuzione tra centro-destra e centro-sinistra), e fanno registrare un’elevata penetrazione delle molteplici fonti di comunicazione, con un rilevante 61,5% di attenzione ai siti internet (per la lettura delle notizie politiche).
Nel dettaglio, le fonti online consultate dalle agenzie vedono una predominanza dei siti di approfondimento politico (63,2%), che i consumatori consultano solo nel 16,7% dei casi; parallelamente, le agenzie si affidano massicciamente a blog/forum (52,6%), mentre i consumatori lo fanno solo nel 18,2% dei casi.
Per i comunicatori, internet è già oggi una realtà: «molto utile» per circa un’agenzia su quattro, una buona «integrazione dell’informazione tradizionale» per il 57,7% degli intervistati. Solo una contenuta parte del campione ritiene la rete «fastidiosa» (15,4%) o «superflua» (3,8%).
Volgendo lo sguardo al prossimo quinquennio, il futuro della comunicazione politica si fonderà inevitabilmente sul web: a sostenerlo è la maggioranza assoluta delle agenzie. Per il 53,9%, la rete diventerà più importante delle piazze e della televisione e, per un 3,8% di «visionari», la forza del web sarà tale da far sparire le antiche forme di comunicazione.
Solo su un punto popolazione e comunicatori sono completamente d’accordo: la scarsissima credibilità dei giornalisti e dei politici. Per le agenzie, addirittura, gli indicatori di fiducia precipitano al 15,4% per i primi (-7,4% rispetto agli italiani) e al 3,9% per i secondi (-5,9%). Forse l’assenza di filtro della rete aumenterà il grado di verità delle notizie?

Lo capiremo assieme al prossimo giro!

Fabrizio Masia
Coordinamento OPCC e direttore dell’Istituto Emg Acqua

Grafico 1 e 2 grafico 3 grafico 4 5 e 6
La scheda Tecnica dellindagine

Lascia un Commento


sei × 4 =