Il valore aggiunto dei professionisti della comunicazione

banner-2016-faceUnicom apre la sua casa ai professionisti per affrontare insieme i cambiamenti del settore: dall’Art Director al Social Media Planner, dal Designer al Webmaster, dall’Event Manager al Marketing Strategist…
Sento parlare di crisi dell’associazionismo dal giorno in cui ho messo piede per la prima volta in un’agenzia di pubblicità (e sono passati ormai 25 anni).
L’ultimo colpo lo abbiamo avuto con la chiusura di TP, la più antica associazione dei pubblicitari, di cui sono stato socio attivo sia a livello locale che nazionale.
Non voglio indagare le cause della crisi dell’associazionismo, né tantomeno quelle che hanno portato alla chiusura di TP, resta il fatto che la scomparsa di una associazione di rappresentanza dei professionisti ha lasciato un grande vuoto che, a mio parere, non può che aumentare.
Intendo dire che oggi i professionisti sono aumentati in maniera inversamente proporzionale alla riduzione delle agenzie di comunicazione e la tendenza è in costante aumento.

Professionisti per scelta e per necessità. 
Questo popolo è alimentato continuamente da giovani che escono dalle scuole di indirizzo: spesso giovani di grande talento, che scelgono di lavorare autonomamente, magari dopo qualche stage in agenzia, o più spesso giovani che non riescono ad inserirsi nelle strutture, ai quali si affiancano professionisti di lungo corso espulsi dalle agenzie.
Oggi, insomma, il numero di coloro che per necessità o per scelta intraprendono un percorso professionale autonomo è in costante crescita e non c’è motivo di credere che ci possa essere una inversione di tendenza.

Le professioni della comunicazione.
Se andiamo a guardare più da vicino quali sono le professioni in cui si conta il maggior numero di “autonomi”, scopriremo per esempio una marea di professionisti del mondo digitale: web designer, social media, sviluppatori… che spesso collaborano tra di loro dando vita a strutture informali in grado di affrontare progetti di comunicazione digitali anche complessi, o che forniscono i loro servizi, in modo individuale o collettivo, ad agenzie di pubblicità.
Ma non solo: la maggiore complessità del mondo della comunicazione odierno, ha moltiplicato anche le opportunità professionali, spesso marginali rispetto ai tradizionali approcci del marketing, ma altrettanto importanti e richiesti dalle aziende.
In definitiva, pensare che il mondo dei professionisti della comunicazione sia fatto da art & copy significa non avere una visione attuale delle competenze presenti sul mercato.

Nuove forme di aggregazione professionale.
Altro aspetto da tenere presente e di cui si è accennato nel paragrafo precedente, sono le nuove modalità di aggregazione professionale per lo svolgimento di un incarico.
Non è infatti raro trovare, soprattutto in ambito digitale, raggruppamenti temporanei di professionisti che collaborano tra di loro in modo informale per la gestione di un progetto.
Ma ciò vale anche per le attività più tradizionali, per affrontare progetti complessi o gare.

Rappresentanza, condivisione, servizi.
Parlando in questi ultimi tempi con colleghi che lavorano autonomamente, ho raccolto diverse esigenze. C’è chi chiede rappresentanza, per una forma di riconoscimento istituzionale e professionale nei confronti dei loro prospect; ma molto più spesso le richieste sono estremamente concrete: compensi, tutela legale, gare, formazione e aggiornamento professionale, consulenza.
Le risposte a questi quesiti oggi sono molto spesso casuali, non strutturate, frutto di cattiva informazione o scarsa conoscenza. Con conseguenze anche gravi per i professionisti e le aziende clienti.

Il mondo cambia, e le associazioni?
Anche in Unicom, così come nelle altre associazioni della comunicazione, ci si chiede come deve cambiare l’associazionismo in un mondo profondamente cambiato, in cui, per esempio, la presenza ed il ruolo dei professionisti cresce continuamente.
Il primo passaggio è capire che il professionista non è il nemico, quello che ci porta via il cliente potendo erogare servizi a prezzi più competitivi, ma è un soggetto che risponde ad un mercato che è cambiato indipendentemente dalla volontà delle agenzie e con il quale dobbiamo trovare il modo di dialogare.
In questo scenario, molti professionisti italiani stanno dialogando della possibilità di costituire una associazione nuova, capace di interpretare le esigenze dei professionisti della comunicazione. Come detto, sono esigenze spesso completamente nuove rispetto al passato.
Ecco perché credo che il ruolo di una associazione come Unicom che ha l’ambizione di rappresentare il mondo della comunicazione non possa escludere i professionisti.
Su questo aspetto il nuovo gruppo dirigente di Unicom sta discutendo al suo interno e con i professionisti, elaborando un progetto che li includa, valorizzando il loro contributo culturale, professionale, economico e politico per affrontare uniti il “cambiamento”.

Diego Illetterati
Tutor OPCC Unicom del Settore della comunicazione Business to Business

I Commenti sono chiusi