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Etica? E’ l’intelligenza (artificiale), bellezza

Se sullo schermo, tra “Blade runner”, “Her”, “Minority Report” fino alla nuova, attesa serie tv di Luc Besson, siamo abituati ad un futuro/presente animato da “superintelligenze”, oggi anche la realtà sta facendo i conti con i prodotti dell’Intelligenza artificiale.

Etica? E' l'intelligenza (artificiale), bellezza

Se sullo schermo, tra “Blade runner”, “Her”, “Minority Report” fino alla nuova, attesa serie tv di Luc Besson, siamo abituati ad un futuro/presente animato da “superintelligenze”, oggi anche la realtà sta facendo i conti con i prodotti dell’Intelligenza artificiale.
Al riconoscimento vocale o a quello calligrafico siamo oramai abituati, ma la tecnologia corre veloce: uno sviluppo strettamente connesso al grande patrimonio dei Big Data ed alle informazioni che tutti noi seminiamo come novelli Pollicino. Algoritmi sempre più complessi e in grado di auto-perfezionarsi analizzano il sistema neuronale, sanno leggere comportamenti ed imparano a riprodurli, o meglio, a generarli come effetto di stimoli specifici ed adeguati che vengono prodotti a tavolino. E’ su questa linea che si stanno muovendo vari big come Google, Apple, Toyota, Tesla, Ibm, società di gaming… investendo in un comparto in cui lo scorso anno sono stati iniettati ben 55 miliardi di dollari per studi su deep learning, linguaggio naturale e sistemi di Predictive Analytics dai molteplici ambiti di applicazione.
In questo scenario, da brividi per le incredibili potenzialità che si intravedono, il marketing per primo potrà andare a nozze con strumenti sempre più sofisticati che sappiano indurre la decisione di acquisto entrando in sintonia con i neuroni del consumatore. Tuttavia ci troviamo davanti ad un dibattito di tipo etico riguardo agli usi ed alle finalità: in particolare, alle nuove frontiere delle biotecnologie e della ricerca medica che potranno ricevere informazioni importanti sul funzionamento delle cellule e dei geni, o ancora nel rapporto tra uomo e macchina nella messa a punto di processi industriali nell’ottica di sistemi produttivi capaci di raggiungere i massimi livelli di automazione ed efficienza, nell’homecare… ma soprattutto nell’ambito della difesa e dell’industria militare.
L’orizzonte che si prospetta non è nemmeno lontanamente immaginabile e ben ha fatto Google ad aprire il suo Tensor-Flow rendendolo una fonte open source, esempio che altri hanno seguito a ruota. Su questo tema vuole intervenire in maniera chiara e trasparente OpenAI, la no-profit istituita da due big boss e che ha avuto l’adesione anche di Stephen Hawking per sviluppare ricerche sugli impatti positivi delle nascenti tecnologie di intelligenza artificiale, cercando così di dare una risposta alla terribile domanda “dove può portare una ricerca incontrollata capace di creare macchine in grado di sostituire l’uomo?”; e ancora, “siamo in grado di garantire un uso positivo di questa tecnologia?”
Rendere la ricerca libera da condizionamenti finanziari, grazie appunto al contributo dei fondatori, ossia le principali aziende impegnate nello sviluppo, è un primo importante passo per la nostra tutela.

 

Alessandra Raccagni
Responsabile Relazioni pubbliche Integra Solutions

 

(articolo tratto da www.integrasolutions.it/isblog)

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