Flash

La patata tira! Forse troppo.

Dopo aver discusso di “tette”, oggi vi parlerò di “patate”.
E qui i malpensanti siete voi, perché non ho assolutamente intenzione di giocare sul doppio senso, ma voglio fare qualche considerazione sul tubero più pagato al mondo.
Il “Ritratto di patata” di Kevin Abosch venduto alla modica cifra di un milione di euro.

La patata tira! Forse troppo.

Dopo aver discusso di “tette”, oggi vi parlerò di “patate”.
E qui i malpensanti siete voi, perché non ho assolutamente intenzione di giocare sul doppio senso, ma voglio fare qualche considerazione sul tubero più pagato al mondo.
Il “Ritratto di patata” di Kevin Abosch venduto alla modica cifra di un milione di euro.

ritratto2

Bellissima foto, niente da dire. Un capolavoro? Sono d’accordo e anche se personalmente ho qualche dubbio sul fatto che di fronte a tale opera verrei colpito dalla sindrome di Stendhal, se a qualcuno capita non ho nulla da dire.
Ho provato comunque a cercare -senza fortuna- chi fosse il collezionista in grado di effettuare un simile esborso e non trovandolo ho quasi sperato che fosse un fake escogitato per far parlare dell’autore, anche se non credo che, coi tempi che corrono, qualcuno si esporrebbe in questo modo nei confronti del fisco se tale vendita se non fosse vera.
Ma il motivo reale per cui cercavo il benestante possessore della “patata” era per scoprire se, per caso, fosse anche il proprietario di una delle tante aziende che quotidianamente dicono alle agenzie di comunicazione che “non c’è budget a disposizione“, che “bisogna tagliare i costi” o, peggio ancora, “che in fondo non ci vuole molto per fare qualcosa di creativo“.

Il punto è proprio questo: personalmente inorridisco nel vedere situazioni in cui si può proprio dire che “la creatività non ha prezzo“, e altre dove il lavoro di tanti viene bistrattato come se qualsiasi sforzo creativo per ideare campagne su qualsiasi mezzo, fosse la cosa più semplice e meno degna di retribuzione, magari relegata a contest pubblici sul web, dove illustrazioni e fotografie altrettanto belle vengono caricate e trattate come materiale qualsiasi.

Quanti “capolavori” vengono sfornati per la creazione delle proposte per la partecipazione a gare gratuite? Gare che a volte finiscono anche con un “nulla di fatto” perché il cliente, a un certo punto, si accorge di non avere budget oppure di non essere completamente soddisfatto delle proposte ricevute.
Perché si può considerare quel lavoro creativo nemmeno degno di un rimborso spese, quando a questo mondo, una foto può anche fare così gola da essere valutata un milione di euro?
E quanti esempi abbiamo di produzioni creative che hanno fatto la storia della comunicazione e di conseguenza la fortuna di molte aziende che non sono state valutate nemmeno la metà della famosa “patata”.

Mi piacerebbe pensare che se l’acquirente fosse veramente il proprietario di qualche azienda che organizza gare creative non retribuite facesse una pubblica confessione e si dichiarasse pentito, perché trovandosi di fronte a quel “ritratto” ha finalmente capito il valore della creatività, oppure in alternativa, dal momento che in questi anni per i nostri clienti, abbiamo prodotto decine di “ritratti” degni di nota, lo inviterei ad acquistarne qualcuno tra quelli presenti nella nostra sede, col vantaggio che, visto che siamo in periodo di saldi fino al 70%, può accaparrarseli alla modica cifra di 300 mila euro cadauno.

La patata tira! Forse troppo.

Pietro Saitta
Direttore Creativo di ‪GRUPPO/input‬ e Vice Presidente di Unicom

Potrebbero interessarti anche: