Flash

#ESCILE? Ve le “ESCO” proprio tutte!

Da pubblicitario, sono anni che sento parlare (direi giustamente) di indignazione rispetto alle cadute di stile e a un utilizzo fuori luogo del corpo femminile perpetuato da molte agenzie (a loro discolpa direi spesso sollecitate dai cosiddetti “clienti creativi”), con campagne a volte condannate dallo IAP con severità forse eccessiva e altre decisamente meritevoli di essere messe al bando.

escile

Da pubblicitario, sono anni che sento parlare (direi giustamente) di indignazione rispetto alle cadute di stile e a un utilizzo fuori luogo del corpo femminile perpetuato da molte agenzie (a loro discolpa direi spesso sollecitate dai cosiddetti “clienti creativi”), con campagne a volte condannate dallo IAP con severità forse eccessiva e altre decisamente meritevoli di essere messe al bando.

Ero convinto però che le donne fossero compatte nel sostenere questa causa, poi mi sono imbattuto nella notizia (che ormai è stata diffusa con una viralità quasi invidiabile per ogni azienda) della sfida a colpi di tette, iniziata tra Bocconi e Cattolica (per la precisione Università Cattolica del Sacro Cuore) e ormai dilagata ai campus di tutta Italia.

Quindi volevo ripercorrere un po’ di queste campagne per fare un confronto, sperando che non mi venga dato del pornografo per aver raccolto un po di seni qua e là su Facebook.

Partiamo con alcune immagini di aziende che hanno usato il décolleté per pubblicizzare i loro prodotti venendo in molti casi condannate dallo IAP e costrette a ritirare l’immagine o a correggerla come in questo caso: Mozzarelle Zappalà.
IMG_5665
IMG_5666
Certo l’immagine e l’attinenza con le mozzarelle è un po’ forzata, ma nel complesso trovo più inutile e tendenziosa la correzione rispetto all’uscita originale (ovviamente questa è solo una mia opinione).

Ecco un’altra campagna condannata dallo IAP: TTT Lines
IMG_5668
Di sicuro visualizzare due monti raffigurandoli con un seno potrebbe far parlare facilmente di creatività “vulcanica”, anche se forse erano percorribili altre strade. Ma siccome le navi sono fatte di “poppe” (certo che l’italiano è carogna in molti casi) e di prue, allora il doppiosenso può prendere anche altre strade, ovviamente non illustrando le “poppe” perché condannabili, ma i glutei di una serie di passeggere (credo che se esistesse una nave così si riprenderebbe a parlare di pirateria) che, o sono in minigonna o l’hanno decisamente dimenticata nella fretta di fare la valigia.

TTT Lines - abbiamo le poppe più famose d'italia

E vediamone altre.
Nuove bocce al bowling di messina
Nuove “bocce”? Vedete le colpe dell’italiano che si inventa tutti questi modi per definirle?

Velluto, tiu piacerebbe averle così?
Schermata 2016-01-22 alle 12.39.14

Questa sembra la pubblicità di un single disposto a sovvenzionare interventi di chirurgia plastica pur di avere una donna con sé.
IMG_5672

Qui si parla di silicone… come illustrarlo diversamente?

Coseme
E anche se non si può giocare sul doppiosenso in modo naturale meglio cercare qualche forzatura che permetta di esibire un seno. Poi il bodycopy, se letto sommariamente, può quasi far incorrere in un errore di comprensione perché una pasta del 2011 non è d’annata, ma è scaduta!

Fortunatamente l’azienda è anche l’ideatrice della campagna: “COSEME ti manda a quel paese”
CoseMe a quel paese
Petto ce n'è per tutti

Anche questa ledeva l’immagine femminile perché equiparata al prodotto. Tutta colpa della parola “petto”, che in questo caso fa nascere una comunicazione che ricorda di più il secondo significato della parola.

Tekna
Qui non si capisce se l’intento è quello di usare un sistema di sicurezza per spiare la vicina o tenere sotto controllo la prosperosa moglie.

Oppure ci si inventa qualche modo per giocare sul calembour utilizzando delle immagini “diverse” dal corpo femminile.
IMG_5675
IMG_5670

Ora però parliamo della fantastica idea della “battaglia” tra décolleté delle universitarie.
IMG_5663
Abbiamo un’azienda, ovvero l’università (Cattolica, Bocconi, o altro ateneo) e delle immagini che non fanno altro che pubblicizzarla, spesso con scritte “I love…” o con veri e propri slogan come: “La qualità che c’è in Bocconi non c’è da nessun’altra parte”.

Schermata 2016-01-21 alle 17.57.11Schermata 2016-01-21 alle 17.54.36

Schermata 2016-01-21 alle 17.54.12

A vedere questa “simpatica” sfida non viene da pensare che forse l’errore di un’azienda come Zappalà sia stato quello di non mettere in competizione tante belle ragazze nell’indossare il suo costume ricalcante la trama del packaging delle loro mozzarelle?
Dovrei pensare che di fronte a una sfida tutte le considerazioni sull’utilizzo del corpo femminile possono andare a farsi benedire?
O dovrei pensare che l’indignazione di una donna nasca dal fatto che le tette illustrate non sono le sue?
Speravo fossero proprio loro le più offese da questa “bravata” e che bacchettassero infastidite le colleghe troppo superficiali, invece, credetemi, sono più i commenti incitanti (potete vedere quante volte è citato l’hastag #esclile) che quelli “contro”.

Schermata 2016-01-22 alle 12.42.09

Vi rendete conto? La Bocconi non è in grado di sfornare culi e tette ogni 10 minuti!!! Ma che università sarà mai, se non è in grado di competere su questo terreno?
Qualcuno riesce a spiegarmi la differenza tra il pubblicizzare un’università in questo modo o una mozzarella?
Personalmente un collegamento tra le poppe delle navi e quelle di una bella ragazza, almeno per doppiosenso nell’utilizzo della parola, mi dà sicuramente meno fastidio del vedere rappresentato lo studio con un seno (almeno si trattasse della facoltà di medicina).
E non venite a raccontarmi che le facoltà non beneficiano di questa curiosa forma di pubblicità che, come dicevo all’inizio, ha assunto una forma di viralità che noi pubblicitari spesso ci sogniamo di ottenere per i nostri clienti.
Inoltre col seguito che ha avuto questa forma di “comunicazione” e con gli articoli e i redazionali che sono stati scritti su questa “battaglia”, in fondo si dà ragione a quelle agenzie o a quei clienti che pensavano di aggiungere un particolare femminile perché così la campagna “si vedeva di più”.
Ed è normale che qualcuno cominci a cavalcare quest’onda cercando di ottenere consensi (ovviamente i 100.000 like sono stati raggiunti):

chupa1chupa2

E anche in questo caso non si sono inventati nulla perché mi ricorda un’altra campagna uscita in Francia, parecchi anni fa.

Pub Mariam

A questo punto mi piacerebbe assistere a una forma di condanna da parte del mondo femminile (e maschile ovviamente) e per ottenere la cancellazione delle immagini da Facebook oppure una riabilitazione di tutte le campagne costrette al ritiro perché: “il fatto non costituisce reato”!

 

Pietro Saitta
Direttore Creativo di ‪GRUPPO/input‬ e Vice Presidente di Unicom

 

(articolo tratto da www.gruppo-input.it/pensieri-sparsi)

Potrebbero interessarti anche: