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Domanda 3: la comunicazione sociale si sta espandendo… ci buttiamo?

CSR,Crowdfunding,Fundraising,Charity, sono attività in crescita tra le aziende profit e no profit. Ma per i comunicatori sono un vero mercato?

CSR,Crowdfunding,Fundraising,Charity, sono attività in crescita tra le aziende profit e no profit. Ma per i comunicatori sono un vero mercato?

COMITATO SCIENTIFICO
Il comitato scientifico conferma all’unanimità dei partecipanti che il mercato esiste, è in crescita e può rappresentare un mercato proficuo per i comunicatori.
Ma…c’è sempre un ma.
Secondo alcuni è una nicchia di mercato in cui operatori della comunicazione lavorano da anni e con successo.
Secondo altri, pur essendo un settore in crescita, senza la partecipazione dei big player – profit e no profit – è impensabile uno stanziamento di fondi considerevoli che possano assicurare remunerazioni significative per il comunicatore.
A prescindere dai vari ma, è fondamentale da parte delle ONP abbandonare i pregiudizi nei confronti del mondo della comunicazione e da parte dei comunicatori trovare il giusto approccio al mondo del sociale, e all’occorrenza dove c’è la possibilità, formare personale interno su queste tematiche.
È oltremodo importante distinguere i 3 ambiti di comunicazione sociale:
– la comunicazione delle ONP
– la comunicazione dei temi sociali
– la comunicazione per il crowdfunding che unisce profit e no profit nei processi di raccolta fondi

TUTOR
Occorre innanzitutto distinguere tra ciò che è comunicazione sociale svolta dalle imprese di comunicazione a titolo gratuito, dalla comunicazione sociale svolta da aziende profit e no profit, ma del tutto assimilabili a qualsiasi altro cliente.
Nel primo caso, le motivazioni che spingono le imprese di comunicazione sono di carattere più personale e attinenti a specifiche sensibilità. Resta il fatto che queste attività possono costituire anche un investimento di tipo valoriale, utile ad aumentare la notorietà dell’impresa e a diffondere punti di vista su questioni e problematiche di interesse più generale.
Diverso è il caso della comunicazione sociale, oggi sempre più diffusa, svolta da organizzazioni profit e no profit. In questo caso la comunicazione sociale costituisce un mercato vero e proprio, sempre più appetibile e in crescita.
Per quanto riguarda le attività assimilabili alla charity, anche le imprese no profit sono alle prese con la necessità di emergere tra le varie proposte, farsi conoscere, e soprattutto farsi scegliere. Questo implica sempre più lo sviluppo di strutture organizzative professionali di marketing e comunicazione, interne e/o esterne, e che hanno un costo. Semmai, la riluttanza delle organizzazioni no profit ad impiegare risorse nella comunicazione si spiega per lo più con una mancanza di cultura in questo senso. Ma nelle organizzazioni più evolute, nel medio lungo periodo i maggiori costi di marketing e comunicazione possono essere più che compensati dall’incremento delle entrate.
Diverso è il settore della Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR) o della comunicazione ambientale. La CSR diventerà a breve, e in alcuni casi lo è già, un fattore competitivo e distintivo delle aziende e andrà quindi comunicata come si comunica un prodotto o un’innovazione tecnologica. Occorrono però esperienze e competenze specifiche, anche per evitare il verificarsi di effetti boomerang laddove si pensi che la CSR sia un anello aggiuntivo alla catena del valore iniziale della comunicazione e non un processo a se stante con le sue dinamiche e i suoi processi.
Allo stesso modo, per comunicare la sostenibilità ambientale bisogna possedere competenze tecniche, tecnologiche e normative verticali sul settore di riferimento del cliente, bisogna avere un know how specifico relativo agli aspetti che disciplinano, anche a livello legislativo, le dinamiche della sostenibilità e, ovviamente, bisogna avere la capacità comunicativa di rendere “fruibili” tutti questi aspetti ai singoli target (che, in questo caso, sovrapponendosi spesso ai diversi stakeholder aziendali amplia e di molto la differenziazione e la specificazione dei messaggi).
Si tratta quindi di un vero mercato, ma non per tutti.

Roberto Amarotto
Vicepresidente Unicom, Responsabile Centro Studi Unicom e OPCC, Ceo di Creativa.

Roberto Amarotto
Roberto Amarotto

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