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Domanda n.3 Be glocal: come va il tuo inglese?

Globalizzazione e presidio della territorialità: qual è lo spazio giusto per le piccole e medie imprese di comunicazione?

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Globalizzazione e presidio della territorialità: qual è lo spazio giusto per le piccole e medie imprese di comunicazione?

COMITATO SCIENTIFICO
Non emerge uno schieramento netto dalle risposte del Comitato Scientifico per un approccio local o per un approccio global: il minimo comune denominatore delle risposte però è che non esiste a priori uno spazio giusto, piuttosto va definito in base alle proprie peculiarità e a volte sempre seguendole, inventato. Promuovere se stessi e il proprio territorio di insediamento se da un lato rafforza la rete di relazioni locali con gli stakeholders e con clienti prospect e suspect, dall’altro potrebbe rappresentare lo “spazio giusto” anche per un approccio con il mercato estero.
L’errore sta agli estremi: concentrarsi solo sul proprio territorio o buttarsi a capofitto in un processo di internazionalizzazione.
La smaterializzazione dei rapporti umani è un fenomeno trasversale a tutti i settori produttivi – comunicazione inclusa – che può agevolare il bacino di clienti potenziali, ma nel rispetto dell’identità dell’impresa che, se capace di applicare modelli di sviluppo intelligenti, può trovare spazi interessanti nei mercati esteri mettendo in gioco competenza,serietà professionale e creatività.

TUTOR
Nell’opinione dei tutor, la conoscenza delle lingue, ed in particolare dell’inglese, è fondamentale indipendentemente dal fatto che l’impresa di comunicazione operi con aziende straniere o su mercati esteri. L’inglese è indispensabile per chiunque desideri aggiornarsi professionalmente, confrontandosi con altre realtà, basti pensare solo nell’ultimo periodo ai forum di discussione e di scambio di esperienze sui social network, Twitter in testa.
Non sempre, inoltre, è corretto parlare di presidio della territorialità, va considerato infatti che molte aziende che operano in Italia hanno i loro headquarters all’estero, e viceversa, molte piccole medie imprese italiane esportano in tutto il mondo. Ecco quindi che la capacità di offrire consulenza a livello internazionale, o meglio supernazionale, può rappresentare un vantaggio competitivo. Anche le piccole-medie imprese di comunicazione possono avere competenze ed expertise di elevato spessore, e come accade in altri settori, queste competenze possono essere esportate. Spesso, anzi, la creatività italiana viene percepita all’estero come un valore aggiunto. Tuttavia la conoscenza delle lingue da sola non basta. Lo stesso concetto di glocal implica la comprensione delle diverse dinamiche sociali e culturali degli usi, costumi e comportamenti di acquisto. In comunicazione, una semplice trasposizione della realtà italiana su altri mercati potrebbe infatti comportare un fallimento, come peraltro per un madrelingua inglese non basta tradurre un comunicato in altre lingue. Per operare a livello internazionale è importante poter disporre di un network in grado di creare, quando necessario, team multilingue e multiculturali.

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