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Compra una moto. Vinci una mucca

Avete letto bene! Compra una moto e vinci una mucca.
Da pochi giorni è partito questo nuovo concorso da parte di una nota casa di produzione motociclistica (di cui non cito il nome per non fare pubblicità …).
Un mucca Maremmana, vera, con coda e corna da tenere comodamente nel box vicino all’altra bestia (la moto).
Al mattino il fortunato vincitore scenderà nel box e deciderà se far ruggire i cavalli della sua moto o far muggire l’altro quadrupede.
Da una parte il nutrimento è benzina verde, dall’altra fieno e erba, da una parte velocità massima quasi 300 km. all’ora, dall’altra 20 litri di latte al giorno.
Oramai le promozioni devono colpire l’attenzione del potenziale consumatore con premi decisamente inconsueti, unici e che a nessuno verrebbe in mente di acquistare. Non funzionano più le

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Proponiamo ai nostri lettori l’intervento di Flavio Piazza uscito sul numero di luglio/agosto di ADV

Avete letto bene! Compra una moto e vinci una mucca.
Da pochi giorni  è partito questo nuovo concorso da parte di una nota casa di produzione motociclistica (di cui non cito il nome per non fare pubblicità …).
Un mucca Maremmana, vera, con coda e corna da tenere comodamente nel box vicino all’altra bestia (la moto).
Al mattino il fortunato vincitore scenderà nel box e deciderà se far ruggire i cavalli della sua moto o far muggire l’altro quadrupede.
Da una parte il nutrimento è benzina verde, dall’altra fieno e erba, da una parte velocità massima quasi 300 km. all’ora, dall’altra 20 litri di latte al giorno.
Oramai le promozioni devono colpire l’attenzione del potenziale consumatore con premi decisamente inconsueti, unici e che a nessuno verrebbe in mente di acquistare. Non funzionano più le promozioni con premi aspirazionali. Oggi vincere una Porsche o una Ferrari non fa più presa sul consumatore e poi, con i tempi che corrono… chi se la potrebbe permettere?
Oggi le promozioni devono stupire,  colpire la fantasia e l’immaginario,  generare WOM e far parlare di loro attraverso i social network.
Perché oggi è sempre più difficile vendere i prodotti.
Una promozione che si rispetti  non deve solo vendere ma, allo stesso tempo, generare notorietà di marca, valorizzare il brand, creare nuovi consumatori, aumentare la rotazione di prodotto, togliere quota di mercato alla concorrenza, sviluppare il segmento e chissà cos’altro ancora.
Tutto questo deve essere realizzato da una sola promozione???
Mamma mia che duro lavoro per l’impresa di Comunicazione!
D’altronde è arrivato il momento per le Agenzie di Comunicazione di ritornare a fare il loro lavoro: essere creativi.
Già la creatività… non significa fare stranezze e appiccicare un premio qualsiasi su una attività promozionale. Significa pensare, studiare, analizzare e inventare. Inventare un concept di comunicazione che sia forte, differenziante e che crei brand value.
Significa anche trovare il coraggio di accettare dei KPI per una corretta valutazione del lavoro da parte del Cliente e difendere le scelte creative.
Purtroppo oggi se ne trovano poche di Agenzie in grado di fare tutto questo: la maggior parte sono ancorate a schemi passati, a metodi e a creatività prudenti. Il motto è: non esageriamo!
Ma ormai il mondo è cambiato e continuare a creare comunicazione come se si fosse ancora negli anni ’80 porta sicuramente al disastro.
Forse qualcuno non si è accorto che negli anni ’80 sono nati prodotti come il Walkman, l’Atari, le televisioni commerciali, i “telefonini” e oggi siamo nell’era del tutto connesso. Come si può continuare a creare concorsi dove si vincono Crociere, Fiat 500 e altri premi assolutamente anonimi? Il mondo è cambiato è le Agenzie di Comunicazione devono essere le prime a suggerire ai Clienti delle idee diverse, come la nostra mucca.
A proposito… non è mai esistito il concorso che mette in palio una mucca!
Magari in un prossimo futuro una Agenzia lo proporrà ad un Cliente. Ovviamente per mantenere viva la famosa frase che in pubblicità non si butta via niente!
Ai poster l’ardua sentenza.

Flavio Piazza,Tutor OPCC Unicom del settore Unconventional

Flavio Piazza
Flavio Piazza
2 Comments
  1. Marco 4 anni ago

    Buon giorno,
    …il problema della mancanza di creativiità utile e non banale ( se di questo voleva parlare) sta proprio nel fatto che oggi i creativi sono sostituiti dai telefonini, dalle connessioni, dall’è -mail mtgk che ogli giorno ” ha selezionato prezzi IRRIPETIBILI solo per te!”; del cretino che si pulisce le orecchie con i piedi su consiglio di un “creativo ” per innescare un viral video visto da mezzo mondo ( quindi “utile” al brand per esaltare la facilità d’uso del prodotto… e sarebbe già uno scopo….) più contagioso della meningite.
    ——-
    I dirigenti delle imprese che investono in promozione confondono sempre più spesso la tecnologia (invadende, peggio di molti spot televisivi ) con il marketing che diventa così solo speculativo, non innovativo : le connessioni sui social etc. costano poco, le e-mail si “grattano, in barba alla privacy” ma i creativi invece, costano molto.
    Basta guardare il Mtgk delle Tlc: grandi capagne per abbassare i costi, fiotte di call center che chiamano ma omettono costi e obblighi temporali dei contaratto ,… dopo 6 mesi costa il doppio, e devi rimanerci per 2 anni. Non si accorgono che il loro spot, senza un venditore che comunichi l’offerta senza ingannare, serve a poco? Pensano che la gente sia stupida, come i loro testimonials!

    Il problema è anche la cultura: la comunicazione / advertising sales e tutto ciò che gli gira attorno contribuisce a determinare la cultura di un paese, non solo a creare valore per l’azienda xy, aiutando a vendere un prodotto.
    Se il modello di consumo , promozione vendita è quello che si vde su web …ci saranno sempre più “creativi”!
    Cordiali saluti.
    ( un pubblicitario…poco fan di twitter.Scusi la lungaggine)

    • Flavio Piazza 4 anni ago

      Caro Marco,
      vedo che hai colto perfettamente il senso ironico del mio articolo e confondere “stravagante” con “creativo” è una moda di oggi… con una “piccola” differenza: essere stravaganti non vuol dire essere capaci di vendere un prodotto, essere creativi, nel nostro mondo, sì.
      Vengo dalla vecchia scuola (McCann per intenderci) dove il must era fare enrtrare il prodotto nei primi 5″ dello spot.
      Oggi il prodotto è diventato quasi superfluo, l’importante è sorprendere!
      Ma come???? Chi paga scellerati brand manager che pensano solo ad utilizzare i social per parlarne durante un happy hour con gli amici?
      Caro Marco io credo nella buona comunicazione, come te, ma se continueremo su questa strada è probabile che mi darò all’allevamento… di mucche ovviamente.
      Flavio

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