Comunicazione Politica: il web da solo non basta.

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Le ultime elezioni politiche, e ancor prima (e meglio) le Primarie del centrosinistra hanno definito con precisione qual è il ruolo dei social media all’interno del contesto politico/elettorale italiano: necessari ma non sufficienti. Bersani ha vinto le Primarie, ma secondo la quasi totalità degli osservatori è stato Matteo Renzi a comunicare meglio dei suoi sfidanti. Ha investito più risorse, umane ed economiche, ha gestito i suoi profili con scientificità, e in alcuni casi personalmente, su Facebook e Twitter, era supportato da volontari e simpatizzanti molto attivi in Rete. Eppure ha perso, e anche piuttosto nettamente. La separazione tra dato di comunicazione e dato elettorale ha un movente molto preciso: la maggioranza assoluta degli elettori delle Primarie (circa il 55%) ha più di 65 anni. Quando la comunicazione è bella ma non interpreta correttamente in brief, semplicemente non funziona, e questo è vero in politica come altrove.

Alle elezioni politiche le cose sono andate solo apparentemente in modo diverso. Se è vero che il MoVimento5Stelle ha usato il web più e meglio dei suoi avversari, questo non giustifica il risultato elettorale così eclatante: senza i dati così bassi di fiducia nei partiti (5%, secondo i dati Demos-Repubblica del dicembre 2012), il messaggio “contro tutti” di Grillo non avrebbe ottenuto lo stesso effetto, a prescindere dai mezzi e dalle strategie utilizzati per trasmetterlo. Allo stesso tempo, se avessimo voluto prevedere l’esito delle elezioni sulla base dei comportamenti degli influencer e degli opinion leader, soprattutto su Twitter, non avremmo mai potuto immaginare la grande rimonta di Berlusconi che invece era tangibile osservando l’evoluzione della campagna elettorale con un minimo di distacco critico.

Attenzione dunque: la comunicazione politica non può più fare a meno di Internet e di competenze qualificate nella gestione dei social media in chiave elettorale, ma pensare di poter rinunciare del tutto ai mezzi tradizionali (o, ancora peggio, di poter pensare di sostituire messaggi politici mediocri con una comunicazione bella ma vuota) è ancora un miraggio. Lo sa bene Obama, il “Presidente 2.0″: l’85% del suo budget alle elezioni del 2012 è stato speso per acquistare spazi per spot televisivi.

Dino Amenduni, Tutor OPCC Settore Comunicazione Politica

Dino Amenduni

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